lunedì, 31 agosto 2009, ore 09:08

Ripropongo un post che ho scritto il mese scorso, perché l'uomo di cui parlo in quelle righe è morto qualche giorno fa. In uno dei suoi tanti e quotidiani tragitti dal marciapiede all'ospedale (e ritorno). Si chiamava Alfonso ed era un uomo che era veramente oltre i margini: fuori da ogni percorso, fuori da ogni struttura; oltre ogni condizione igenico sanitaria immaginabile. Ultimo fra gli ultimi nel confronto poteva far sentire dei medio borghesi gli utenti medi del Centro diurno. Un barbone da marciapiede d'una volta insomma.
Gradiva farsi dare del Lei il signor Alfonso. Dunque buon viaggio signor Basso.

drop out

 Oggi ho parlato con un uomo sdraiato sul marciapiede. Si chiama Alfonso, un siciliano diventato nero. Nel senso proprio di negro: è nero di botte, sporco, sole. Gli occhi sono chiari ma la pelle è scura come tutte le cose che sono alla fine, che stanno morendo. Ho sfiorato le sue mani e sono di legno. Il legno dei bancali.
Ha detto che potevo anche dargli del tu. Stabilita una confidenza su questo fatto ho chiamato l'ambulanza che l'ha portato via, come ogni giorno. Sporco ovunque di briciole, vino e piscio.
Poi, con il tesserino da operatore, guanti e sacchetto di plastica ho pulito il portico dai resti di pollo arrosto che aveva mangiato l'uomo del marciapiede. Strappando i resti dagli interessi di un maledetto piccione.
Sono riuscito a mantenere la promessa di un caffé prima che andasse via con gli uomini dell'ambulanza, quando ormai era riuscito ad alzarsi in piedi. Stavamo tutti e tre lì ad aspettare che Alfonso finisse il suo caffé, come se non avessimo nient'altro da fare per tutto il giorno. E' la cortesia che gli uomini dimostrano quando pensano che quello potrebbe essere l'ultimo giorno di vita, il suo ultimo caffé.
Solo qualche ora dopo, parlando con un ragazzo, avrei pensato agli uomini che hanno i giorni contati, a quelli che ne hanno pochi.

balza73
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mercoledì, 26 agosto 2009, ore 23:23

Oggi ho parlato con un giovane lavoratore rumeno maltrattato ingiustamente dai servizi sociali. L'ho ascoltato, si fida di me.. ma tutto quello che ho potuto fare è stato produrre un bel curriculum.
Ha dovuto spiegare dove spende i soldi che occasionalmente guadagna spaccandosi le ossa nei cantieri di Bologna e provincia. Questo dopo che gli è stato negato un semplice buono pasto rinnovabile di mese in mese.
Lui ha reagito andandosene e lasciando il posto letto al dormitorio.
Missione compiuta.

balza73
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sabato, 01 agosto 2009, ore 15:15

Alcune canzoni dalla fantastica festa che gli amici del Drop IN hanno organizzato nel maggio scorso presso il centro sociale VAG61

 

balza73
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categoria : feste
giovedì, 30 luglio 2009, ore 00:55

Oggi ho parlato con un uomo sdraiato sul marciapiede. Un siciliano diventato nero. Nel senso proprio di negro: è nero di botte, sporco, sole. Gli occhi sono chiari ma la pelle è scura come tutte le cose che sono alla fine, che stanno morendo. Ho sfiorato le sue mani e sono di legno. Il legno dei bancali.
Ha detto che potevo anche dargli del tu. Stabilita una confidenza su questo fatto ho chiamato l'ambulanza che l'ha portato via, come ogni giorno. Sporco ovunque di briciole, vino e piscio.
Poi, con il tesserino, guanti e sacchetto di plastica ho pulito il portico dai resti di pollo arrosto che aveva mangiato l'uomo del marciapiede. Strappando i resti dagli interessi di un maledetto piccione.
Sono riuscito a mantenere la promessa di un caffé prima che andasse via con gli uomini dell'ambulanza, quando ormai era riuscito ad alzarsi in piedi. Stavamo tutti e tre lì ad aspettare che Alfonso finisse il suo caffé, come se non avessimo nient'altro da fare per tutto il giorno. E' la cortesia che gli uomini dimostrano quando pensano che quello potrebbe essere l'ultimo giorno di vita, il suo ultimo caffé.
Solo qualche ora dopo, parlando con un ragazzo, avrei pensato agli uomini che hanno i giorni contati, a quelli che ne hanno pochi.

balza73
mercoledì, 22 luglio 2009, ore 11:14

Alcuni operatori cercano di chiudere il Centro diurno, in un normale pomeriggio d'estate, a Bologna. Ma dentro c'è ancora un "barbone".

balza73
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categoria : centro diurno
giovedì, 09 luglio 2009, ore 12:19

Eccoci qui,
siamo qui, così, in un pomeriggio qualunque
si comunica attraverso le canzoni e i suoni
e mi conferma ancora una volta di quanto la musica sia importante e rivelatrice di ciò che siamo.
E c'è Giuseppe: con il suo passato impresso nel gesso. Nel quale una canzone per un'amica riporta il dolore della perdita di una persona, ma forse chissà... anche della giovinezza. E' la storia della vita che va via che scorre. E' la storia di tutti noi.
E c'è Cosimo con quella musica che sa di estati calde nelle periferie d'Italia, una musica che sa di musicassette lasciate a scaldare sotto il sole, in un vecchio mangianastri a pile. C'è Cosimo che si sente parte di un tutto vivente, un tutto immobile nel tempo.
E c'è Alessandro che, con lo stridere delle chitarre e il violino elettrico di una voce, racconta dei tanti momenti felici inseguendo la libertà. Una libertà inseguita con determinazione ed ostinazione, una libertà nel viaggio, anche attraverso i viaggi psichedelici della musica, una voglia di stordimento e di perdersi in un destino che culla e consola. Canzoni alla ricerca di una frequenza di risonanza fra la chimica, il sangue e le orecchie. Forse cerca una legge scientifica che possa spiegare il tutto, ma nessuno l'ha ancora trovata. La gabbia dell'atteggiamento è allo stesso tempo veicolo e zavorra per la libertà. Parole grosse... la libertà.
Poi c'è Simone immerso nel suo flusso di parole. C'è Simone che cerca il ritmo, la sintonia con una frequenza di concetti, parole, idee, citazioni. La musica diventa un posto nel quale stare, un territorio nel quale riconosce facce e luoghi. Tu sei così, io sono così. Riconosco pensieri e facce. Mondo di bandiere e simboli. L'atteggiamento è chiave e serratura, ancora una volta.
Infine c'è Francesco. Così vicino, così lontano. Racconta di un muro di suono per stordire ed inseguire l'ansia del vivere. Accenna ad una resa incondizionata, ma io non riesco a capire. Non riesco perché sono un grande fan della razza umana e inseguo la speranza. Non capisco, ma ci provo.
E allora la rabbia non si capisce più da dove arriva, ma molta gli si rivolta contro forse. Ogni giorno.
Vorrei abbracciarvi tutti e raccontarvi che la vita può essere altrove.
Ma questi tempi ce lo rendono difficile.
E questo copione che recitiamo da anni ormai sa di vecchio.
Cambiare è faticoso.
Grazie per l'ascolto.
balza73
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categoria : gruppo
lunedì, 11 maggio 2009, ore 21:52

balza73
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categoria : beo
martedì, 24 marzo 2009, ore 21:58


Chi oggi è ai margini del presente una volta è stato a lavorare al CERN, a Ginevra, dove c'è l'accelleratore di particelle più grande del mondo. Succedeva molto tempo fa, Ilario racconta. La macchina del tempo è la memoria e un ricordo è la particella del tutto.

Questo video si può guardare anche su Youtube.

balza73
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categoria : ilario
lunedì, 09 marzo 2009, ore 16:21

tavola

Bologna in gran recupero: alla fine dell'inverno Bologna si accoda alle altre città italiane che hanno visto morire decine di persone in strada. Non si tratta di morti per il freddo, ma di gente che è morta comunque ai margini, in solitudine e di solitudine.
Perchè Le stragi del mercoledì mattina? Perché è un giorno come un altro. Perché qui si muore mentre tutto il resto gira e va avanti. Perchè la settimana scorsa è morta una persona al giorno. Gente di strada, ai margini, clienti di carceri, di dormitori, centri diurni, utenti dei servizi sociali, degli ospedali. Erano nostri amici.
Non so davvero dove cominciare: un'aria di piombo in polvere ha preso i nostri pensieri e i nostri occhi per giorni e giorni.
Mentre cerco ancora di rendermi conto della scomparsa del caro amico e collega Delvis esco da questa settimana fitta come uno spineto. Hanno abbandonato questo mondo Guglielmo, Francesco e Frank.
Nessuno ne ha parlato e solo noi possiamo qui ora lasciare un segno, un ricordo del loro passaggio.
Di Guglielmo che è caduto in uno dei tanti passaggi dal carcere al dormitorio e poi in strada, di nuovo. Guglielmo che non sa dove andare e allora scappa nell'unico modo che conosce.
Di Francesco, che ha lasciato marcire il suo piede, il suo corpo, la sua vita.
E di Frank che, dopo aver salutato tutti, ha deciso di appendere le sue pene, le sue speranze e sé stesso appena fuori dal dormitorio.
Questa è la storia di uno di noi...

balza73
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categoria : morte
mercoledì, 18 febbraio 2009, ore 00:57

Giovedì 29 gennaio sono stato all’inaugurazione di due nuovi centri in Stazione centrale, a Milano: il Centro diurno SOS della fondazione Exodus e il Centro dei City Angels. Si trovano appena fuori dalla stazione, nel sottopasso Tonale – Pergolesi. Praticamente si tratta di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, nelle viscere sotterranee della stazione. C’erano Don Antonio Mazzi di Exodus, Mario Furlan dei City Angels e un responsabile di Grandi Stazioni. Poi ho ritrovato Maurizio Rotaris della Bar Boon Band, che sarà la colonna portante e sonora del nuovo Diurno, dopo essere stato in trincea una ventina d’anni in pochi metri quadri a svolgere attività di accoglienza e segretariato sociale, adesso lo aspetta questa nuova sfida “underground”. C’erano tantissimo giornalisti in mattinata e anche molti curiosi e passanti che erano a conoscenza di questo evento. Ma soprattutto c’erano Victor Terminé (pagherei per avere un cognome così…) e gli altri amici della Linea Gialla che fino ad ora avevo conosciuto solo attraverso le loro parole e qualche video. Ho parlato con loro, stretto le loro mani e nel pomeriggio ho fatto un breve giro per la città, prima di rivedere insieme alcuni video storici. Ed è proprio questo incontro di facce e parole sotterranee che mi hanno portato alcuni pensieri.

balza73
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categoria : lavoro